Sanità

fi-logo

Parte il nuovo modello per la presa in carico dei malati cronici

cronici oggi domaniChi sono e quanti sono i malati cronici?
Sono persone che hanno bisogno di cure e assistenza continuativa. Sono malattie croniche, ad esempio, il diabete, le cardiopatie, l'esito dell'ictus, la demenza e la disabilità, i tumori.
In Regione Lombardia sono circa 3.350.000 persone, secondo diverse gravità e fragilità, ossia il 30% della popolazione.
Perché un nuovo modello?
Il sistema sanitario era orientato a gestire le patologie acute, cioè gli interventi immediati per salvare la vita. Quel modello era pensato per una popolazione molto più “giovane”. L'invecchiamento della popolazione sta determinando un continuo aumento dei malati cronici e più in generale cittadini che necessitano di cure ed esami continuativi.

Non è un caso se oggi il 30% dei malati cronici assorbe il 75% delle risorse sanitarie. In questo senso la Lombardia è allineata alla media mondiale, dove le risorse impiegate variano tra il 70% e l'80%.
Il modello è diventato inefficiente non solo a livello economico, ma anche per i servizi offerti.
La malattia cronica richiede l'intervento di diverse figure professionali e il rischio è che i singoli professionisti intervengano in modo frammentario e indipendente.
Sta emergendo così in ambito internazionale l'esigenza di una nuova organizzazione per migliorare l'assistenza alle persone con patologie croniche.
Che cosa fa oggi il malato cronico?
Il riferimento è il medico di base (MMG), che prescrive esami e visite. Sta poi al singolo cittadino prenotare, scegliere ogni volta struttura e specialista. Sta al paziente gestire la sua malattia.
Che cosa cambierà con il nuovo modello?
Il paziente cronico sceglierà un Gestore, che diventerà il suo riferimento, con cui condividere l'avvio e le modalità della nuova presa in carico, un “patto di cura” della durata di un anno.
Il Gestore attuerà un piano di assistenza individuale (PAI), con controlli, visite, esami, farmaci e ricoveri, basato sulle patologie e sui bisogni del paziente.
Da quel momento sarà il Gestore anche a prenotare visite ed esami, accompagnando il paziente nel percorso.
Chi saranno i gestori?
Saranno, i soggetti pubblici (ASST, nate dall'integrazione ospedale-territorio), i privati accreditati e in alcuni casi i medici di base (MMG) in forma aggregata. Potranno candidarsi come Gestori sulla base di requisiti e criteri stabiliti dalla Regione.
Come e quando si sceglieranno i gestori?
I cittadini riceveranno una comunicazione dalla Regione e potranno scegliere il loro Gestore da un elenco. Ognuno sarà libero di scegliere il Gestore che preferisce (mantenendo il principio di libera scelta su cui si fonda la nostra sanità).
Entro la fine del 2017 i pazienti dovranno individuare il percorso che ritengono migliore per loro.
Se si volesse cambiare Gestore o interrompere prima il percorso?
Solo il cittadino potrà dare avvio o concludere il percorso di presa in carico, facendo richiesta motivata all'ATS per la sostituzione del proprio Gestore.
Se la classificazione in cui è stato inserito il paziente non risultasse appropriata ai suoi reali bisogni
 In caso di incongruenza il Gestore si rivolgerà all'apposita commissione istituita nell'ATS per una riclassificazione e il paziente sarà riposizionato per meglio rispondere alle sue esigenze.
E il medico di base?
Resterà. Sarà il paziente a decidere se scegliere il nuovo modello o gestire la propria patologia con il medico di base.
Quali sono le opportunità del nuovo modello?
Questo modello metterà al centro la persona.
Si creerà una sanità di prossimità, per informare, supportare, coinvolgere ed essere al fianco del paziente che ha bisogno di assistenza continuativa. Il cittadino non sarà più lasciato solo!
Il nuovo modello sarà più efficiente, ma soprattutto si garantirà un servizio migliore, evitando le scandalose liste d'attesa.
Ci saranno criticità?
Sicuramente. Quando si inserisce un nuovo modello, ci sono sempre delle fasi iniziali di malcontento o inefficienze, ma il futuro, anche dal confronto con i modelli internazionali, va in questa direzione.
In questo contesto dobbiamo garantire che la sanità pubblica non sia penalizzata rispetto ai privati accreditati, dotandola da subito di strumenti decisionali più veloci e snelli.
Mettiamo i professionisti del pubblico nelle condizioni di lavorare in maniera più efficace e più efficiente!

cronici oggi domani

 cronici numeri

Commenti   

+1 #2 SACCO ALESSANDRO 2017-02-18 08:29
Non c'è niente di nuovo sotto il sole. Questo modello era già stato sperimentato dall'On Matovani con poco successo e grande confusione. a) i medici di base non vedono di buon occhio un aumento delle già pesanti funzioni. b) la creazione di centri ASST (quelli già sul territorio non sono sufficienti) oltre ad un esercito di impiegati si trasformerà in un costo supplementare per la già oberata Sanità.
c) un piano PAI finirà per favorire le decisioni dei GESTORI e non quello dell'ammalato che invece è già in grado di attuare il proprio piano terapeutico con il supporto degli SPECIALISTI che conoscono il paziente e che già provvedono in tal senso SENZA
COSTI AGGIUNTIVI. Per ridurre i tempi di attesa bisogna UTILIZZARE 24 ORE SU 24 le apparecchiature che spesso giacciono inutilizzate negli ospedali e non burocratizzare.
Citazione
-1 #1 Giorgio DAmore 2017-02-15 15:20
Buongiorno il modello è molto interessante. Ho letto con grande sconforto che il 30% dei cittadini costa il 75% dei costi sanitari.

Troverei GIUSTO che il 30% dei cittadini (che tra l'altro sono quelli che costano il 100% delle pensioni, quindi hanno un reddito garantito) costassero anche il 30% dei costi sanitari. O almeno una cifra più bassa del 75%

Altrimenti è un sistema ingiusto: i più giovani non solo pagano ai più anziani le pensioni ma anche sostengono buona parte dei costi sanitari ...

Cordiali saluti e grazie per il vostro lavoro
Citazione

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Seguimi su Facebook

Seguimi su Twitter

Iscriviti e resta aggiornato su eventi e attività